mercoledì 24 maggio 2017

Il passo? Chi ha detto di volerlo fare?

Forse qualcuno di voi si sentirà tradito dopo aver finito di leggere questo post, io stessa mi sento un po' tradita.
Il motivo è semplice: l'ho fatto. Mi sono rivolta ad un centro per disturbi alimentari.
Non mi era mai capitato di piangere tanto davanti a perfetti sconosciuti, durante il colloquio  ho impiegato più di venti minuti ad arrivare al punto.
Prima, ho parlato solo di bullismo.
Sono scoppiata a piangere non appena mi è stato chiesto di spiegare perché fossi andata lì, ho continuato durante tutta l'ora di colloquio che abbiamo avuto.
Alla fine dell'ora mi trovavo con 
un appuntamento per la settimana dopo(22 Maggio)per alcuni test di cui non ho capito il nome
uno per quella dopo ancora( 1 Giugno) in ospedale.

Paradossalmente ho paura che mi dicano che non ho un dca, che sono solo una ragazzina viziata che si diverte a manipolare gli altri.
Ho fatto un incubo proprio su questo presunto finale qualche notte fa.
Se da un lato sono dilaniata dal dolore, dall'altra parte sto perdendo peso, mi sto controllando, stanno tornando sensazioni che credevo di avere dimenticato e che mi fanno sentire potentissima e, guarda un po' il caso, sto migliorando con la patente e inizio a mettermi in riga con lo studio.
Inizio a stare così bene che la possibilità che mi venga strappato via tutto solo perché sono stata così debole da rivolgermi ad un centro, mi fa andare fuori di testa. 
Eppure ho bisogno di dare un nome preciso a questo dolore.
Eppure non lo voglio questo dolore ma non voglio guarire se mai fosse confermato quello che finora è stato solo ipotizzato.
Cosa sarei io?  Cosa rimarrebbe sotto?
Probabilmente solo una massa di insicurezze e paure accompagnate da un brutto carattere.
Una perdente su tutti i fronti.
È tutto così confuso, incasinato.
Forse sono pazza soltanto.

Ieri mia madre( all'oscuro di tutto quello che sto facendo) mi guarda e afferma di vedermi dimagrita, mi chiede se voglio morire. Ovviamente l'ho mandata a quel paese, si stava avvicinando troppo, mi fermerebbe non voglio.
Neanche dieci minuti dopo é tornata all'attacco pregandomi quasi di rivolgermi allo stesso centro in cui è stata ricoverata mia cugina, a Modena. Continuavo a dire di no, così mi ha minacciato di pesarmi, non può controllarmi, ho detto di no anche a questo.
Mi ha detto di pensarci su, oggi credo abbia chiamato qualcuno per cercare appoggio o semplicemente informazioni.

Molti di voi si chiederanno perché la sto tenendo all'oscuro. Domanda più che lecita.
Bhe per farla breve (scrissi un post tempo fa per chi fosse curioso) un anno e mezzo fa circa mi rivolsi al consultorio della mia città per lo stesso motivo, dal momento che ero ancora minorenne, l'allora psicologa chiese di parlare con i miei genitori( venne sono mia madre) che quando sentì "presunto dca", " presunto disturbo della sfera emotiva" accompagnati dalla parola psichiatra e ospedale, negó tutto dicendo che se ne sarebbe accorta se mai qualche cosa non fosse andata, insomma lei mi controllava.
Peccato che allora pesassi circa 41 chili, ora ne peso molti di più ed é allarmata.
Non capisco davvero.

Non ho intenzione di dire nulla nè a lei, nè a papà, unico problema all'orizzonte al momento è che sarà inviata una lettera al mio medico curante per informarlo del percorso intrapreso e dei risultati dei test, medico che è abbastanza amico di mio padre e che ho paura spifferi tutto la prossima volta che si incontreranno.
Devo assolutamente parlare con il mio medico, non può infrangere il segreto professionale in questo modo, ho vent'anni ormai, determinate scelte sono solo le mie, ai miei genitori non deve interessare.

Parlo per via ipotetica, se mai si dovesse scoprire che ho un dca e i miei lo venissero a sapere,per prima cosa succederebbe un casino, molto probabilmente mia madre si dispererebbe e mi controllerebbe ancora di più di quanto non faccia rendendo la cosa insostenibile. 
Poi dovrei ammettere che aveva ragione ed è una cosa che non posso fare assolutamente non tanto per orgoglio ma per la totale mancanza di tatto due anni fa ( l'episodio che raccontavo prima) che continuo a non perdonarle quando la voglia di fare qualcosa per davvero c'era, mica come ora dove è tutto confuso.

Nella mia testa è tutto perfettamente chiaro, se devo risalire, se proprio devo, prima ho bisogno di raschiare il fondo, di edificare la mia casa lì.

Lo psicologo l'ultima volta ha detto che non è tra i suoi obbiettivi strapparmi via queste strategie di compensazione( non ha usato queste parole ma il concetto é lo stesso) ma parlare per capire, che devo essere io a fare il passo.
Per andare avanti con le visite devo pagare di tasca mia, cosa che posso permettermi solo se ottengo l'esenzione. Esenzione che mi sarà data solo se inizio un percorso. Per iniziare un percorso devo fare il passo che non sono sicura di voler fare.
Senza mezzi termini è proprio una merda.

Non ho mai creduto al detto " si chiude la porta, si apre un portone".
Non ho mai gradito le cose incerte, non posso lasciare le mie sicurezze ora, non adesso che finalmente stanno tornando  aiutandomi a mettere ordine fuori e dentro di me.
Non posso davvero non posso.

Intanto il 1 giugno sembra così lontano,  nel frattempo vivo sempre di più nella paranoia che il mio medico spifferi tutto e che quando andrò in ospedale  e si parlerà di quanto emerso mi  diano della bambina viziata.
Forse ho davvero un dca, non so se l'ho voluto mai ma sicuramente ho bisogno di sentirmelo dire.
Dare un nome, un'etichetta di quelle che tanto odio e amo.


Questo dolore ha forse un nome, forse.


lunedì 1 maggio 2017

Sottile

Tira parecchio vento fuori, a volte spero riesca ad entrarmi dentro, non ho più paura di perdere nulla. Niente è tutto ciò che è rimasto.
Oggi è il 1 Maggio ma è tanto se il barometro segna dodici gradi, sono felice così. 
Non c'è alcun odore di primavera nell'aria, pochi uccellini che cantano, piove.
Non so perché le brutte cose siano sempre iniziare di primavera, è certo che mi sia ammalata molto prima di quella domenica di inizio primavera in cui mamma cucinò le tagliatelle, ma quella domenica inconsciamente per la prima volta fui messa davanti alla parola anoressia. Lei sfondò la porta e si accomodò sopra al cuore, congelandolo piano piano.
È un processo indolore all'inizio, poi subentra la paura, il freddo e la solitudine poi finisci per sentirti forte e al quel punto, sei fottuto.
È il momento esatto in cui credi di star rischiando troppo quello in cui sei già caduto.
All'inizio ero così ingenua, leggevo blog su blog su disturbi alimentari e mi sentivo capita, eppure negavo. 
Io e anoressia? Io malata?
Non poteva essere.
Non so in verità quando io mi sia realmente accorta di avere un problema, forse l'ho sempre inconsciamente saputo, forse l'ho capito quando ho iniziato ad abbuffarmi, quando Lei gridava forte, punendomi,perché l'avevo tradita.

Oggi il cibo mi fa paura come non mai, una pera diventa una montagna da scalare e un piatto di pasta qualcosa da bandire.
Sono in piena ricaduta, ho deciso di provare a chiedere aiuto con la solida convinzione di non essere ascoltata se non torno a 42 chili.
Ho troppo poco tempo e troppo sporco cibo a tentarmi.
Ho tanta voglia di tagliarmi ultimamente.
Mi spaventa tutto: il non sapere come andranno i prossimi esami, se li passerò( perché devo passarli), il non sapere se prenderò mai la patente, il non sapere se riuscirò mai a tornare ad un peso decente, il non sapere cosa farò quest'estate.
Tante, troppe cose senza una risposta.

Chiedo aiuto ma ho paura di non essere creduta perché troppo grassa, chiedo aiuto ma non so se voglio guarire.